domenica 20 novembre 2016

[RECE x2] Animali Notturni / Animali Fantastici e Dove Trovarli

Doverosa premessa: quanti schiaffi in faccia si merita il distributore che ha deciso che non fosse un problema distribuire nella stessa settimana, con lo stesso giorno di uscita, un film chiamato Animali Notturni e un altro che si chiama Animali Fantastici? Due film con due target MOLTO diversi? E sopratutto, quanti avranno sbagliato film, in centinaia?


Mi ero perso l'esistenza di "A Single Man", l'esordio di Tom Ford del 2009. L'ho recuperato giovedì sera, ed è uno spettacolo. Non vi dirò di cosa parla, ma guardatelo. C'è tanto di quel Cinema dentro da commuoversi, l'uso del colore è da manuale.
Animali Notturni, ben sette anni dopo, è ancora meglio. A differenza del precedente, in cui il background del suo autore era molto evidente (è famoso come stilista - cosa che ho letto su internet, io mi vesto ammerda e non sapevo chi fosse) qui ogni cosa è più ambiziosa e più "cinematografica". Sono rimasto esterrefatto dalla capacità di Ford di fare cinema di questo livello.
Di cosa parla il film? La protagonista è Amy Adams (ciao, ti amo) artista frustrata e in un matrimonio in crisi, che riceve dal suo ex marito, uno scrittore fallito, un manoscritto del suo nuovo romanzo. Da qui il film alterna la messa in scena del romanzo stesso e la reazione pregna a livello emotivo del personaggio della Adams. Non voglio dire di più, dico solo che è straziante e terrificante. Poi io ho una mia intepretazione del tutto, ma con tutta probabilità è una sovralettura.
Il cast è enorme e dà performance eccezionali, su tutti ovviamente Gyllenhall e la Adams. La regia è di un eleganza formale incredibile. E' un film da vedere, pesantissimo ma splendido.



Sono passati cinque anni dalla fine cinematografica della saga di Harry Potter, e visto che il fandom della saga non è mai morto, la Warner ha trovato il modo per ricavarci ancora un sacco di soldi. Assolutamente niente di male in questo, perchè il progetto è molto interessante.
A differenza di molti spinoff, sequel ecc. questo condivide, ovviamente, l'ambientazione con la saga principale, ma senza esserne troppo derivativo. Il tempo è diverso (circa 60 anni prima dell'inizio della storia di HP), il luogo è diverso (dall'inghilterra agli USA, con una conseguente diversità nell'ambientazione), i personaggi sono diversi e non sono delle fotocopie dei personaggi originali (anche per la differenza di età). L'impegno messo nell'ideazione del progetto è oggettivo, bisogna dargli credito. E' un film fatto per i fan ma senza fanservice, e secondo me apprezzabile tranquillamente anche da nuovi spettatori.
E anche il risultato è notevole. I personaggi funzionano benissimo, l'idea è solida, gli attori (tra l'altro, investimento economico notevole) perfettamente in parte (anche Redmayne, che mi sta sulle balle, è notevolissimo). Per quanto mi riguarda, è un progetto promosso che si merita di fare un sacco di soldi.
Non è perfetto, sia chiaro, la risoluzione finale è davvero molto "facile" e la sceneggiatura, della Rowling stessa, prende qualche scorciatoia di troppo (anche evitabile). Ma niente di scandaloso.
Sono decisamente curioso per i prossimi, in cui però credo che il legame con la saga potteriana diventi più forte (se dicessi il perchè spoilererei, evito).
Ah, certo, voglio uno Snaso. Tipo ora.




mercoledì 17 agosto 2016

[RECE] Suicide Squad


Distrutto dalla critica di mezzo mondo, terzo capitolo del discutibilissimo universo cinematografico DC, una scelta di soggetto che ad essere buoni andrebbe definita "curiosa".
Apprezzato in modo altalenante dal pubblico, con risultati ben al di sotto delle aspettative (come i due film precedenti).
E dunque com'è? 

Mi è piaciuto. Con tutti i problemi che ha.

Ho detestato i primi due capitoli. "Man of Steel" è figlio di un'interpretazione del personaggio a mio modesto parere sbagliatissima, unita ad una pessima scrittura ed una regia chiusa in sè stessa. "Batman vs Superman" è un passo avanti, ma ha tutti i problemi del precedente (alcuni acuiti, addirittura, soprattutto nello stile della regia), ma la presenza di un Batman magnifico ai miei occhi non rende davvero obiettivo il mio giudizio.

Qui il gioco cambia. Alla Warner hanno il pepe al culo, la competizione con i prodotti Marvel/Disney è a dir poco difficile e non possono permettersi di sbagliare nulla, visti anche i risultati non esaltanti, rispetto ai costi esorbitanti - molto più dei film Marvel -, dei primi due film del filone.

Pur mantenendo un'estetica coerente con gli altri, ma meno piatto a livello visivo (BvS è un'agonia da quel punto di vista), "Suicide Squad" cerca di avere una sua personalità, e tutto sommato ce la fa anche. Spogliato da ogni tipo di allegoria e di serietà presunta (vero Goyer? vero Snyder), è un film più vicino all'approccio "leggero" della Marvel rispetto ai due precedenti. Il problema vero è che questa cosa è ricercata in ogni cosa, e la mano di riscrittura pesante di parecchie scene si percepisce, e parecchio, e fa di tutto per accattivarsi il pubblico.

Andiamo un po' più nel dettaglio, senza spoiler, non preoccupatevi (anche se c'è ben poco di spoilerabile, fidatevi). 

Joker, o meglio quella cosa che la produzione ha voluto chiamare così, è la cosa che mi è piaciuta meno, nonostante le indubbie qualità di Leto. Questa interpretazione del Joker è di una banalità disarmante. Non ha nulla del personaggio originale, e non è nemmeno una sua reintepretazione (come quella di Ledger, ad esempio). E'un banalissimo gangster con i capelli verdi e che ride spesso. Altro che "vogliamo più Joker", fosse stato per me, per quello che è stato, l'avrei tagliato del tutto, e il film ne sarebbe uscito intonso. Il Joker esiste solo come contraltare di Harley Quinn, non ha nessun ruolo attivo all'interno del film. 

Altro lato che non si può ignorare è la pesantezza dei tagli e dei rimontaggi che ha subìto la pellicola. La prima vittima sacrificale di questi tagli è il personaggio di Slipknot, che a quel punto valeva la pena rimuovere in toto (come Katana). Inoltre il comportamento dei personaggi a volte risulta straniante (in una scena importante, ad esempio, non riconoscono un personaggio di cui hanno parlato nella scena appena precedente), altre non hanno motivo di esserci (ad un punto del film c'è un flashback di una scena precedente usato per spiegare dei retroscena ai personaggi, ma noi spettatori quella scena l'abbiamo vista...). Non saprei dire quanto sia colpa di questi tagli e modifiche o quanto fosse problematica la sceneggiatura originale, ma il risultato è davvero una sceneggiatura bizzarra, tenuta insieme grazie ad una colonna sonora stratosferica (anche se spesso abbastanza casuale, ad esempio "Without Me" di Eminem messa durante la preparazione della squadra) e di interpretazioni molto buone.

Passando al lato positivo, i personaggi funzionano molto bene. L'ago della bilancia è spostato verso le due star: il Deadshot di Will Smith e la Harley Quinn di Margot Robbie hanno un peso nel film parecchio sproporzionato rispetto agli altri, però da soli reggono il film.
La Robbie in particolare, oltre ad essere di una bellezza spaventosa, è del tutto in parte e ipnotizzante. Anche i personaggi secondari riescono ad emergere, chi più chi meno. Capitan Boomerang è quello più sacrificato, ma essendo il ruolo comico della pellicola riesce a farsi notare. El Diablo è l'unico personaggio secondario ad essere un personaggio ricco, con tanto di twist finale abbastanza inaspettato. Killer Croc è reso molto bene anche a livello di trucco.
Viola Davis come Amanda Waller è stratosferica e terrificante, senza dubbio a livello di Smith e della Robbie.
E poi c'è Cara Delevingne. Dio la benedica. Pur non essendo propriamente un attrice, il suo lavoro lo fa. Anche se, fosse toccato a me, l'avrei scritturata come Harley Quinn più che per l'incantatrice. Ma non mi lamento. 
Abbastanza irrilevante e stereotipato Rick Flagg.

La cosa che salta subito all'occhio di questo gruppo di "cattivoni" è che cattivoni non sono. Deadshot è sì un mercenario, ma la presenza della figlia lo tiene con i piedi per terra. Harley Quinn è pazza, ma non malvagia. Captain Boomerang è un landruncolo ipertecnologico che ha fatto qualche stronzata di troppo, El Diablo ha esagerato nell'uso dei suoi poteri ed ora vive nell'angoscia di perdere di nuovo il controllo. Killer Croc è una persona che a causa del suo aspetto ha deciso di vivere da recluso. L'unica davvero marcia dentro è, per assurdo, la Waller.
E' abbastanza inevitabile affezionarsi ai personaggi, e questa cosa fa funzionare il film nonostante la ben poco coerente trama.

Nota di demerito è la scelta della scena finale, ma non vado nei dettagli per ovvi motivi. Quello è un no secco. Recupera però con la scena dopo i titoli di coda.

Tirando le somme, è un film strano che riflette il suo iter di produzione, ma risulta piacevole e divertente. Non memorabile, ecco. Ma se vogliamo essere obiettivi non è che nel genere ce ne siano molti di memorabili.

Nota a parte: Affleck è il mio Batman. Punto.


lunedì 18 aprile 2016

... e poi basta.

Non sono una persona impegnata nel sociale e nel politico. Se volete sentirmi infervorato fatemi parlare di cinema o di fumetti. Quello è il mio mondo. Però ecco, non è che vivo su Marte.

Oggi ho passato la giornata (ok, non tutta, stavo lavorando...) a ripetere le stesse cose a persone diverse. Facebook è diventato un nido di esperti di politica ed economia.

Il mio parere su quello che è successo con il referendum vale tanto quanto il vostro sulla questione referendaria, a meno che siate effettivi esperti.
Se la cosa vi sta bene, continuate a leggere, altrimenti amici come prima, non vi biasimo. Questo post è dedicato non solo a chi è d'accordo con me, ma anche a chi vuole discutere in modo civile sull'argomento. Non sono proprio per nulla il detentore della Verità assoluta. Anzi, se dirò cavolate qui di seguito, vi invito a correggermi (vi prego, discutiamo in modo civile, è possibile).

Detto questo: quello di ieri era un referendum abrogativo su una questione tecnica.
Prima di entrare in merito della questione, come funziona un referendum popolare di questo tipo?
Un'entità, in questo caso un agglomerato di nove regioni, raccoglie 500.000 firme per far sì che una legge già approvata venga rimossa o modificata. In Italia non è possibile allo stato attuale fare un referendum popolare propositivo. Una mancanza, secondo il mio modesto parere, ma passiamo avanti. Questo referendum va presentato agli organismi competenti per l'approvazione e se valido viene effettuato.
Numeri spicci. In Italia gli aventi diritto di voto sono circa 50 milioni tra Italia e estero. Vuol dire che, al minimo, il quesito referendario rappresenta lo 1% della popolazione. Al che, come si fa a dare valore (sottolineo dare valore) ad una cosa di questo tipo? Con il quorum.
Se il quesito referendario porta alle urne (attenzione: porta alle urne, senza riferimento a cosa voteranno gli elettori nè se il loro voto sia valido o meno) almeno la metà più uno degli aventi diritto, l'output del referendum avrà valore, altrimenti no. La conseguenza logica di questa cosa, nonostante le diatribe infinite che ho avuto oggi, è una sola: a livello di effetto sul quesito referendario, l'astensione è a livello strategico meglio del voto negativo.
Questo vuol dire che astenersi è uguale a votare no? No.
Votare no ha due effetti: dà valore al quesito referendario, aumenta la possibilità di raggiungere il quorum.
Astenersi ha altrettanti effetti: toglie valore al quesito referendario, diminuisce la possibilità di raggiungere il quorum.
Dunque, domanda legittima: ma in questo modo perchè dovrebbe esistere la possibilità di votare "no"?
Per pareggiare il tutto. Se non ci fosse la possibilità di votare "no", il quesito sarebbe vinto al superamento del quorum, senza nessun modo di controbattere. Invece, nel caso in cui il quorum sia in raggiungimento, il "no" dà modo di controbilanciare. Se i votanti sono propensi in modo netto per il sì e il quorum viene superato, c'è poco da fare. Ma se la situazione è ambigua e le schede non valide sono molte, il no esplicito dà modo di esprimersi.
Le situazioni sono dunque due:
  1. Le persone andate a votare sono meno della metà degli aventi diritto -> il quesito referendario non interessa ad abbastanza persone e perde di valore
  2. Le persone andate a votare sono più della metà degli aventi diritto -> la fazione dei sì e dei no hanno le stesse possibilità di vincere il referendum.
L'astensione è dunque un trucchetto che avvantaggia il "no"? No.
Come il "no" equilibra il "si" in caso di quorum superato, l'astensione equilibra l'esistenza del referendum con quorum non superato. Se non esistesse il quorum, una proposta scritta da una percentuale molto bassa della popolazione si esprimerebbe a nome di tutti.
L'astensione è uno strumento politico. Si sta dicendo "io questo referendum non lo voglio votare" (per motivi vari).
Problema correlato a questa questione, ma è un problema relativo visto che riguarda solo la discussione politica, è che risulta impossibile distinguere gli astenuti per pigrizia dagli astenuti consapevoli.
Dunque, concludendo, ai miei occhi ignoranti, lo strumento referendario in sè non è fraudolento, e le sue componenti, quorum compreso, hanno senso di esistere (aggiungo, fino a stamattina ero convinto che il quorum non dovesse esistere). 
Quello che manca, secondo me, è un controllo a monte. Il referendum ha un costo molto alto, e risultano soldi sperperati in caso di quorum non raggiunto. Sento che questa cosa è migliorabile, ma non ho gli strumenti per pensare a come.

Ora, il referendum in oggetto. Credo di aver palesato la mia posizione ma la esplicito: mi sono astenuto.
L'ho fatto per una serie di motivi: 
  1. Non voglio votare una questione tecnica che dovrebbe essere valutata da tecnici e non dalla gente comune che si è informata qualche ora su internet (quando va bene). Come non ho votato il quesito sul nucleare ai tempi. In quel referendum ho votato solo contro il legittimo impedimento.
  2. Non è un referendum che porterà miglioramenti alla politica energetica italiana. Niente di quello che contiene il quesito riguarda questa cosa. Semplifica il processo di rinnovo dei contratti per le estrazioni. Fa un favore alle compagnie petrolifere? Sì, certo. Ma pensavate che alla scadenza del contratto tutto sparisse e non ci fossero rinnovi? E, detto questo, il cambio è dalla fine del contratto all'esaurimento del giacimento. Giacimenti fossili, non dimentichiamolo. Si è prolungato tutto di una decina d'anni al massimo. Mi ha fatto parecchio ridere leggere commenti come "adesso potranno trivellare all'infinito" o "le compagnie fingeranno che ci sia ancora roba da estrarre per rimanere" (perchè certo, i petrolieri son scemi). 
  3. Corollario al punto precedente: no, non penso che i petrolieri siano dei santi. E non sono così cieco da non pensare che dietro questa cosa non ci sia del malaffare. Ma il nostro problema come paese è così radicato che non è questo voto che cambierà effettivamente qualcosa.
Per chiudere la questione, non ho niente da criticare a chi ha votato sì. Quello che mi ha dato fastidio è la violenza con cui si è attaccato chi non è andato a votare, come se non fosse stato fatto con coscienza (tirando pure in ballo le lotte per il diritto di voto).
Ed è vero, parecchi non l'avranno fatto con coscienza. Ma potete dire altrettanto di chi è andato a votare sì, visto che una delle motivazioni principali era dare fastidio a Renzi?
A margine, il fatto che un premier spinga ad non andare a votare è una cosa disdicevole. Non illegale, come si sta sentendo. Disdicevole. E sorvolo sul #ciaone.
Però ecco, la generalizzazione fatta da un sacco di gente mi ha davvero mandato fuori di matto. Perchè, di base, vuol dire non aver capito come funziona questa cosa. E, ed è peggio, non accettare il fatto che la si possa pensare in modo diverso. Non sto stuprando il diritto di voto astenendomi, sto usando gli strumenti che il referendum prevede.
Inoltre il quorum non è stato raggiunto nemmeno nelle regioni che questo referendum l'hanno voluto. Qualcosa vorrà dire.

Ho avuto un sacco di discussioni oggi, sia con gente che ha votato sì e capace di discutere, sia che ha votato sì solo per far rosicare Renzi, sia che la pensa come me, sia gente che ha votato "no" incapace di sostenere una discussione civile (e, questo non me lo aspettavo, quest'ultimo caso è stata la non-discussione peggiore). Con questo pippone volevo dire in modo completo la mia.

P.s.: a margine, ho recuperato il mio post (in cui mi riconosco a sprazzi) sul referendum del 2011: http://cronachediunavitaqualunque.blogspot.it/2011/06/chi-ha-qualcosa-da-dire-parli-ora-o.html. Sì, sono decisamente cambiato.

Errata corrige: le firme necessarie per indire un referendum sono 500.000, non 5.000 come ho scritto in precedenza. Cambiano i numeri e le proporzioni, ma il discorso è lo stesso. Però mi sembrava giusto correggere ;-)







giovedì 17 dicembre 2015

[RECE] Star Wars - Episodio VII - Il Risveglio della Forza



Questa recensione è tiepida. Nel senso che il film l'ho visto ieri sera (tardi), non è passato troppo tempo e non ne voglio far passare.

Doverosissima premessa: io amo Star Wars, ma non sono un fan hardcore. Ho visto due volte ogni film della saga, forse tre Una Nuova Speranza (ma non ne sono sicurissimo). Mi piace molto come mi piacciono molto tante (troppe) cose, ma mentirei se dicessi che è una parte fondamentale di me. Chiedetemi un trivia a caso e al 90% non vi so rispondere.
Perciò non l'ho visto da fan religioso, nè da spettatore casuale, sto nel mezzo.

E, facendola breve, mi è piaciuto con riserve, ma niente di insormontabile.

Però facciamola un po' più lunga.
Tagliamo la testa al toro: questione spoiler. Nel film c'è un solo avvenimento importante e una rivelazione importante (interna al film). Anche se queste informazioni vi arrivassero (non da me, fidatevi), non impatteranno in alcun modo sul vostro giudizio del film. Ma ecco, due sberle a chi ve le dice datele, in amicizia. E' per il loro bene.

Partiamo dalle cose belle: i personaggi. Le new entry principali funzionano, sono ben integrate nell'ambientazione della serie e gli attori ci regalano delle belle performance (senza strapparsi le vesti, ma dopo il livello recitativo della trilogia prequel sembrano un esercito di John Malkovich). Funziona meno Kylo Ren, su cui torno dopo. Il personaggio di Isaac, risulta un po' anonimo, però c'è da dire che il suo screen time è molto risicato.

Altre cose belle, lo spirito. Abrams ha Star Wars nelle vene, e si vede. La resa dell'ambientazione è eccellente, anche le novità presentate sono coerenti con il resto della saga. Il ritorno alla concretezza in svafore dell'eccesso di CGI ripega a pieno. A livello visivo funziona alla grande. La regia di Abrams non è perfetta, anzi, ma è sul pezzo molto più di Lucas nella trilogia precedente (odia dirigere, lo ha fatto quasi per forza in quei tre film, e si vede). Mentre la sceneggiatura ha qualche scricchiolio qua e là, non tutto ciò che succede ha un rapporto causa-> effetto rigoroso. In particolare una componente dell'ultima scena (chi l'ha visto capisce al volo cosa intendo), che risulta un enorme e frettoloso deus ex machina.

L'aver azzeccato personaggi e spirito ai miei occhi porta il film a casa. Il fatto che la Ridley sia tipo bellissima e BB-8 sia meraviglioso (il bambino che è in me, nemmeno troppo nascosto, era già impazzito al trailer) aiuta.
Ma i però ci sono.

Come avrete senza dubbio letto, visto che non si parla d'altro, la struttura del film ricalca Episodio IV. E, in generale, la cosa non mi avrebbe dato grossi problemi. Se non fosse che JJ passa l'intero film a fare l'occhiolino allo spettatore (Leo Ortolani docet). C'è una quantità enorme di scene ricalcate. Non citazioni, scene ricalcate. La scena di apertura è identica alla scena di apertura di Episodio IV. Non farò altri esempi, non vi voglio anticipare nulla, ma sono davvero tanti. E la cosa che dà fastidio è che la stragrande maggioranza sono del tutto gratuiti. Avevi già quasi tutto il cast originale, l'effetto nostalgia ci sarebbe stato lo stesso, il resto è puro citazionismo fine a se stesso. Di tutto, questo è quello che mi ha pesato di più. Definirlo un remake, come stanno dicendo tanti, mi sembra eccessivo. Ma il problema c'è e rimane.

Questo, e il fatto che il film non è sorprendente. Per nulla.
E lo posso capire, sia chiaro. Questo film doveva piacere a tutti per forza, e questo "tutti" è composto da un pubblico con spinte opposte e incompatibili. Quello che è uscito da queste esigenze è un reimpasto moderno di tutto ciò che ha reso Star Wars il fenomeno che è, ma senza la portata epocale che la prima trilogia ha avuto in termini cinematografici (e, di conseguenza, culturali). Ma non mi aspettavo fosse qualcosa di diverso. Credo che questo aspetto si rifletta sul personaggio di Kylo Ren.
Kylo Ren vive nell'ossessione di emulare Vader, senza riuscirci. E io in questo ci ho visto una dichiarazione programmatica (ma potrebbe essere una mia sovralettura, concedetemela).

Tirando le somme, è un film da 7,5 rispetto alla saga (ieri fresco ho detto 8), un 7 verso il cinema tutto. Un prodotto divertente, confezionato senza grosse sbavature e che di sicuro farà tonnellate di soldi. Ma avrei preferito qualcosa di più coraggioso e meno citazionista. E lo esigo dai prossimi capitoli, e sopratutto dagli spinoff (che in linea teorica dovrebbero essere più "liberi").

In ogni caso, il film dell'anno (oserei del decennio) rimane Mad Max Fury Road, che ha una portata di Cinema tutto che questo film si sogna. Chiunque dica il contrario mente.

domenica 27 settembre 2015

[RECE] Inside Out


Tre mesi abbiamo dovuto aspettare per vederlo. Distribuzione italiana, vergognati.

Inside Out è un gioiello come da troppo tempo la Pixar non ci regalava. Dopo l'apice raggiunto con Toy Story 3, la casa di produzione che amavamo ci ha dato una serie di risultati pessimi (Cars 2) o mediocri (Brave, Monsters University), facendosi soffiare da mamma/capo Disney il titolo di animazione di maggior successo degli ultimi anni (Frozen)

Con questo si torna sui binari giusti. Altrochè.

Sipario:
Pasquale sapeva.


Trama in due soldi per chi non l'avesse visto: all'interno del cervello umano (e animale) esistono cinque entità (Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto), le cui azioni regolano il comportamento e la personalità. Per alcune vicessitudini, all'interno di una bambina Gioia e Tristezza lasciano il posto di comando, e devono trovare il modo di tornare indietro, mentre la loro mancanza causa la distruzione graduale della personalità della bambina, che inizia a chiudersi in se stessa diventando incapace di relazionarsi con il mondo.

Il pregio e il "limite" di questo film è lo stesso: non è davvero comprensibile dai bambini. Mentre i migliori film Pixar hanno sempre avuto due livelli di lettura sovrapposti per i suoi due target, da questo film un bambino può tirare fuori parecchio poco. I concetti che ci stanno alle spalle sono per lui incomprensibili, come non riuscirebbe a capire alcune dinamiche.
Il regime "autoritario" di Gioia di inizio film è per noi (almeno, per me...) fastidioso, mentre cn tutta probabilità un bambino non capirebbe la presenza di Tristezza in quel contesto. Perchè dovrebbe servire essere tristi, si chiederebbe, non si potrebbe farne a meno? Spoiler: no.
Tutto il film gioca su una questione molto delicata, cioè quel momento in cui i bambini lasciano la bambagia della prima infanzia e iniziano ad avere esperienza del mondo vero, con il suo carico di negatività, e devono imparare a relazionarsi con esso.

Non voglio fare un'analisi approfondita della cosa (non ne sono nemmeno in grado), ma è un argomento notevole e sviluppato con grande maestria e delicatezza.
E sì, fa piangere tantissimo.
E sì, ho quasi pianto sia per questo film sia per lo struggente corto, "Lava", che lo ha introdotto.

A livello tecnico non l'ho trovato fuori scala come i film precedenti (su tutti "Brave" e "Cars 2" - film del cavolo, ma che animazione!), ma l'ambientazione non richiedeva un livello di dettaglio troppo alto, va benissimo così.

Poi beh, ha la sequenza del gatto, che da sola vale il film.

Detto questo, verrebbe da dire "evviva, è tornata la Pixar che amiamo". Poi si vede il trailer del prossimo film, "The Good Dinosaur" (mi rifiuto di chiamarlo con il titolo italiano), che esce tra pochissimo, e lo scarso (sulla carta) programma dei prossimi anni, e sale la tristezza. Che, però, d'ora in poi ci immagineremo così:

E, in fondo, va bene anche così.





sabato 3 gennaio 2015

[RECE] Big Eyes


Questo periodo è troppo denso di film da vedere al cinema. Questa settimana ne avrei avuti tre: questo, American Sniper e The Imitation Game. Alla fine, ho deciso di rinunciare a quest'ultimo (anche perchè lo voglio vedere in originale per non perdermi parte della performance del buon Benedict).

Tornando in topic, questo è il primo film di Burton che vedo al cinema (o che in generale vedo) da Alice in Wonderland. Quel film mi ha scottato ed è stata una delusione così forte che ha compromesso in modo irreversibile il mio rapporto con il suo lavoro. E io Burton lo adoravo da morire (e lo faccio tuttora). Poteva essere il suo capolavoro (per ambientazione e tematica) e invece si è rivelato il suo lavoro peggiore (sì, secondo me anche del Pianeta delle Scimmie). Dopo quel tremendo film, che ha avuto un successo spropositato che non mi spiego tuttora, ha sfornato Frankenweenie, un remake di un proprio film e un film che inanellava tutti i clichè del suo cinema, Dark Shadows. Quando è uscito il trailer di questo sono rimasto stupito: niente Depp, niente Bonham-Carter, niente personaggi gotici/dark. Sin dal trailer si capiva che era un film atipico per lui, ho sepolto l'ascia di guerra e gli ho dato una nuova possibilità.

La pellicola racconta la storia (vera) di Margaret Keane e il suo secondo marito Walter, che per quasi un decennio vendette, spacciandoli per suoi, i quadri della moglie,  riconoscibili dai caratteristici enormi occhioni dei bambini protagonisti. La donna, figlia di altri tempi, ingenua e poco pronta ad affrontare la situazione, sottostà al volere del marito fino che la situazione esplode.
E' chiarissimo che il focus del film sia sulla figura di Margaret nel suo contesto storico, a metà fra un'icona della rivoluzione femminile in campo artistico e simbolo del becero stereotipo della donna sottomessa al volere del marito.
Le due figure sono complementari: lui, definizione da vocabolario di wannabe, del tutto privo di talento ma capacissimo a crearsi una rete di contatti, farsi notare e vendere; lei sincera, appassionata e talentuosa ma del tutto incapace di relazionarsi con il pubblico, a causa della sua personalità molto debole e manipolabile.

L'interpretazione della Adams è eccezionale, oltre ad essere di una bellezza illegale, e coadiuvata da una regia intelligente, che si nota nelle piccole cose (la scena del confessionale, oltre ad essere gustosamente - per un feroce anticlericale come il sottoscritto - non politically correct, è un gioiello di gusto di inquadratura). Waltz invece, devo essere sincero, non mi ha convinto. E' un attore enorme, e la cosa è indubbia, ma in questa parte sembra a tratti troppo trattenuto e in altre troppo espressivo. Splendida come sempre Kristen Ritter nel suo piccolo ruolo secondario.

Ecco, in tutto questo non ho capito cosa ci azzecca Burton. Se è una mera prova che è capace di fare altro uscendo dai suoi stilemi mi può star bene, ma se c'è una motivazione più profonda e legata al suo cinema io non l'ho capita. Anche perchè questo lavoro non è una marchetta, è un film che ha voluto, che ha avuto una lavorazione lunga e travagliata che lui è riuscito a portare a termine. Se qualcuno ha qualche idea, faccia un fischio.

Ah, servisse dirlo, i commenti mi fanno solo piacere, positivi o negativi che siano :-)

Clint, sei il prossimo...

martedì 30 dicembre 2014

[RECE] Boyhood


E' sempre difficile spiegare cosa distingue un regista da un mero operatore. Ecco, questo film è la risposta al dilemma. Richard Linklater è un signor regista.

"Boyhood" è un'idea cinematografica tanto geniale quanto folle. Le riprese del film sono iniziate senza una sceneggiatura completa e sono durate dodici anni (in modo non continuativo) in modo da seguire la naturale crescita del protagonista della pellicola (e di tutti gli altri personaggi), senza forzare alcunchè.
La trama del film è ininfluente, è un susseguirsi di momenti chiave della vita del ragazzino, che cresce a vista d'occhio, modificando il suo aspetto, la sua voce, il suo comportamento.
Il tutto contestualizzato nell'andamento altalenante della vita della madre, non proprio fortunata in fatto di uomini e finanze, e della ricostruzione del rapporto con il padre assente nei suoi primi anni di vita.
Colpisce da morire il fatto che il risultato di questa pellicola in continuo divenire funziona come se fosse stata studiata a tavolino. La realtà delle cose è che è stato scritto (da Linklater stesso) man mano, con contributi da parte degli attori stessi, che la hanno arricchita portando le proprie esperienze di vita e della propria infanzia. E' un film molto lungo (quasi tre ore), ma molto piacevole da guardare, recitato con maestria anche dagli attori più giovani.
E' un film vero, realistico fino a far male: le lamentele dei due bambini, ancora piccoli e non capaci di capire tutto, dopo aver lasciato il secondo padre alcolizzato e costretti a cambiare città e scuola credo mi rimarranno impresse.
Il senso di tutto il progetto è racchiuso nelle ultime battute del film (l'unico punto fisso presente sin dall'inizio della lavorazione), ma ve lo lascio interpretare a modo vostro.

Il lavoro di Linklater ha del miracoloso: è riuscito a farsi finanziare il progetto per tutti questi anni lavorandoci in piena libertà (complimenti alla lungimiranza dei produttori, anche perchè non è costato proprio pochissimo), mantenendo il rapporto di fiducia con tutti gli attori coinvolti, che si sono prestati alle riprese anche facendo sacrifici non indifferenti (per esempio Patricia Arquette ci ha lavorato negli weekend di pausa delle riprese di Medium, serie televisiva di cui è stata protagonista per anni).

Un esperimento cinematografico unico ed irripetibile, conferma di un grande talento.
E sono contentissimo che la risposta di critica e pubblico sia stato notevole (a fronte di 4 milioni di budget, ne ha incassati quasi 45).
Bello bello bello.

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